Oggi per noi un bimbo è nato...

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La nascita di un bambino.
La cosa più normale, eppure più incredibile e meravigliosa di cui possiamo essere testimoni.
Questo è vero per ogni nuova vita, ma il bambino che nacque in una notte di 2016 anni fa nel piccolo borgo di Betlemme di Giudea è la meraviglia delle meraviglie!
Ancora oggi il suo compleanno è festeggiato, più o meno consapevolmente, in ogni parte della terra. Dovunque, tranne dove è espressamente vietato, e punito talvolta con arresto e carcerazione. Del resto, si sa: non vi è niente di più rivoluzionario e destabilizzante di questo pargolo…
Ma se vi sono posti in cui si vieta esplicitamente il riferimento al festeggiato, ve ne sono altri in cui la sua esplosiva carica viene accuratamente disinnescata. Discorsi tanto generici quanto insignificanti (giusto per non urtare nessuno), richiami al dover di essere buoni almeno il 25 dicembre (rimandando al 26 le schermaglie e i calci negli stinchi), l’obbligo di far regali e mandare auguri a persone delle quali ci si disinteressa per tutto il resto dell’anno (beh, questo può essere utile per sbolognare cianfrusaglie…). Il tutto condito da un vago riferimento a un fantomatico “spirito del Natale”, che qualcuno mi dovrà spiegare in cosa consista.
“Eh, come sei cinico!”, mi si dirà!! Beh, forse sì… Ma se il Natale consistesse in queste cose, allora non dovrebbe scandalizzare la proposta di abolirlo, per trasformarlo in una vaga, indistinta e fumosa “festa d’inverno” o “del solstizio”.
Il riferimento a Gesù lo si lascia rimanere, ma riducendolo a un ricordo nebbioso, utile solo a intenerire i cuori. D’altra parte, un evento lontano nel tempo si festeggia volentieri e spensieratamente, dato che emoziona, ma incide poco o niente sulla vita…

Il Natale cristiano, essendo un mistero della fede, non è una rievocazione storica, perché rende presente oggi la grazia di quel giorno. Insistentemente la liturgia del giorno di Natale ci ripeterà che OGGI è nato il Salvatore, OGGI esultano le schiere degli angeli, OGGI i pastori visitano la grotta. E OGGI è chiesto a noi di accogliere il Figlio di Dio, che ha assunto la nostra natura umana per salvarci.

Nella novella Sogno di Natale Pirandello narra di un incontro notturno con Gesù. Era festa ovunque; in ogni chiesa, in ogni casa. Ma Gesù, errante in quella stesa notte nelle vie deserte di una grande città, con gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto, pareva pieno di un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.
Perché anche oggi l’iniziativa salvifica di Dio può scontrarsi con il rifiuto, la persecuzione o, peggio ancora, l’indifferenza. Come 2016 anni fa.

“Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’io son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare anche la notte della mia nascita. Non sarebbe forse troppo angusta per me l’anima tua, se non fosse ingombra di tante cose, che dovresti buttare via.

Otterresti da me cento volte quello che perderai, seguendomi e abbandonando quel che falsamente stimi necessario a te e ai tuoi: questa città, i tuoi sogni, i comodi con cui invano cerchi di allettare il tuo stolto soffrire per il mondo…
Cerco un’anima in cui rivivere: potrebbe essere la tua come quella d’ogn’altro di buona volontà”.

don Giovanni Bonfiglioli, da "La Voce che chiama - Natale 2016"