Saluto alla città e alla Chiesa di Bologna

Ringrazio di cuore per il calore della vostra amicizia, che mi conferma sulla fama che accompagna la nostra città, quella dell'accoglienza, intelligente, umana, piena di quella bonomia che relativizza i problemi e permette di affrontarli senza l'inganno dell'enfasi o la rigidità dell'ideologia. Mi hanno molto colpito le numerosissime manifestazioni di affetto di queste ultime settimane, arrivate anche molto prima della nomina (che debbo dire era più conosciuta a Bologna che a Roma!). Vorrei in questo primo saluto manifestare io la mia gioia e la mia gratitudine per essere stato inviato da Papa Francesco, che ringrazio per la fiducia che mi mostra, a camminare con tutta la città di Bologna, con i suoi uomini e le sue donne. La chiesa nella città non è un fortino distante dalla strada, ma è una presenza prossima, oserei dire materna, che si unisce al cammino, a volte tanto faticoso per molti in questi tempi di crisi e di paura. Le nuove sfide chiedono risposte nuove a tutti noi. Mi sento forte, però, della testimonianza di tutti i pastori che mi hanno preceduto, dal Cardinal Lercaro interprete appassionato di quella stagione di pentecoste al carissimo Card. Caffarra che ringrazio ancora per il suo servizio e per l'accoglienza sensibile e paterna che mi ha riservato e per il quale, derogando alla sua riservatezza, propongo un applauso di omaggio e di commosso saluto. Al termine della celebrazione pregherò sulla tomba del Cardinale Biffi, domandandogli la sua intercessione e un po' della sua penetrante intelligenza.

Dobbiamo crescere per non invecchiare e guardare senza ipocrisie il mondo di oggi. Quanto è facile per tutti chiudere gli occhi o rendere virtuale la realtà! Il Concilio affermava che "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore". E questo mi aiuta a non avere paura di tutto ciò che è umano. Non è questo il pericolo che ci minaccia quanto piuttosto il credersi puri perché non ci sporchiamo le mani. Il pericolo è l'indifferenza, il pensarsi isole, il guardare la realtà da spettatori, magari raffinati critici e attenti giudiconi. Chiudersi, per proteggersi o per banale egoismo, fa male a tutti, alla chiesa, alle singole persone e anche a questa casa comune che è la città! Papa Francesco lo ripete continuamente! Chiudendoci nelle case o nei palazzi o in noi stessi ci ammaliamo! E camminare assieme è una straordinaria e appassionante avventura!

Qui trovo un umanesimo e un'intelligenza sapiente che rappresenta un'eredità di tante generazioni e che ha tanto da donare, direi deve donare, ad un mondo spesso imbarbarito, violento, che urla invece di pensare, che cura l'apparenza e disprezza il contenuto. Un mondo complesso e minaccioso chiede cuori intelligenti e tanta solidarietà, possibile sempre a tutti, indispensabile per tutti. Ringrazio allora per questa città, così bella, certo con tante sofferenze, ma anche con tanta ricchezza. Il Signore mi chiede di amarla e vorrei che questo mio inizio aiuti anche voi a guardarla con occhi nuovi, a riscoprirla bella e in essa, come dice Papa Francesco trovare "quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. Egli vive tra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia. Questa presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata". Nel rispetto dei ruoli, con lo specifico dell'essere discepolo di Gesù, e nel comune impegno alla solidarietà, tra istituzioni e tra persone, tra religioni, tra sensibilità diverse, ecco con tutta la Chiesa di Bologna collaboreremo con le autorità e con quanti hanno a cuore questa piazza grande che è la città intera. Essa è nota per i portici che fisicamente favoriscono l'accoglienza e il desiderio di mettere in relazione. I portici proteggono tutti, specialmente i più deboli, coloro i cui passi sono diventati incerti. Cominciamo da loro, dai nuovi italiani (basta chiamare stranieri i compagni di classe che crescono con noi!), da chi non ha casa, da chi è vittima della tortura della solitudine, da chi è smarrito nel mondo della disoccupazione, specialmente i più giovani, da chi cerca futuro e protezione perché scappa dalla guerra, le cui sofferenze voi ben conoscete. Cominciamo da quei tanti che sono sulle panchine per i quali possiamo noi trovare il modo di dargli le carezze di cui hanno bisogno, come cantava il poeta. E in realtà "a modo mio" ne abbiamo bisogno tutti, come anche di pregare Dio. La Madonna di San Luca ci protegga e ci aiuti. Tutti.

mons. Matteo Maria Zuppi, Da "La Voce che chiama - Natale 2015"