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Una notizia importante: il 2 marzo del prossimo anno Andrea Brandolini riceverà il Sacramento dell’Ordine e sarà diacono.
Questo grado dell’ordine, non riservato a celibi o a consacrati. ripristinato in maniera permanente dal Concilio Vaticano II, seppure ormai abbastanza diffuso e presente da numerosi anni anche nella nostra Parrocchia, forse necessita ancora di una presentazione, per rispondere a una domanda allo stesso tempo semplice e difficile: chi o cosa è un diacono?
Viene definito dal Concilio come colui che è ordinato al servizio (la parola “diacono” nella lingua greca ha il significato di servo), non al sacerdozio: sostenuto dalla grazia sacramentale, nella liturgia, nella predicazione e nella carità serve il popolo di Dio, in comunione col vescovo e con il suo presbiterio. San Policarpo rivolge ai diaconi un monito: Essere misericordiosi, attivi, camminare secondo la verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti.

Il servizio del diacono nella Chiesa
1. ricorda che il Messia Gesù, il Messia dei poveri, si è fatto servo,  sta in mezzo a noi come colui che serve;
2. ricorda che l’ordine sacro è un servizio, servizio ministeriale  per l’annuncio del Vangelo e per il mantenimento della fede apostolica. Ricorda che la Chiesa non è una piramide dove ad ogni scalino aumenta il potere, ma una famiglia che funziona bene se ognuno si mette al servizio del bene di tutti. Come uno sposo e una sposa che si amano fanno a gara a servirsi l’un l’altro e ad accudire i figli, così i diversi ruoli nella Chiesa, che non si confondono tra loro, ma che in una relazione circolare, con diverso grado di autorità nel vescovo, collaborano ognuno nel proprio specifico per il bene della Chiesa;
3. ricorda che la Chiesa, come il suo Capo Gesù, è tutta diaconale, serva in Gesù Cristo di tutti gli uomini; la figura del diacono, che vive nel mondo e del suo lavoro, dice che l’annuncio del Vangelo non è riservato a quelli che sono “dentro”, ma a tutti;
4. ricorda al mondo e ai fratelli che la logica del nostro Dio è la logica del dono, fino al dono della propria vita, e anche la sua visione del servizio è contraria a quella del mondo: non è l’uomo che serve Dio, ma Dio che serve l’uomo; è stato Gesù a lavare i piedi a Pietro e non viceversa

Ma il diacono come concretamente esercita il suo ministero?

Provo a descriverlo partendo da quello che si vede: comunemente  il diacono si individua come tale quando agisce con le modalità sue proprie nella Santa Liturgia.
Proclama il Vangelo, annunciando ai presenti la Buona Notizia della salvezza operata dal Signore a nostro favore, e a volte tiene l’omelia, per aiutare a comprendere meglio il senso di quanto è stato letto: compito importante e necessario in quanto il Vangelo parla nel profondo della vita di ognuno.
Prepara l’altare per l’accoglienza dei doni, occupandosi in particolare del calice, nel quale viene versato il vino con acqua
che diventerà il Sangue del Nostro Signore Gesù Cristo. In quel calice che il diacono eleva alla fine della Preghiera Eucaristica, sono raccolti insieme tutti i dolori del mondo e il Sangue del Cristo, che per quei mali è stato versato, e grazie al quale noi abbiamo ricevuto giustificazione e siamo in pace con Dio: mistero grande e impegno incessante di conversione.
Invita i fedeli a scambiarsi il dono della pace che Gesù è venuto a portare, facendo compiere un gesto di profondo significato: non si tratta di un atto di cortesia formale, ma del reciproco ridonarsi la pace ricevuta grazie al Sacrificio del Signore appena ripresentato sull’altare; ricorda a tutti che la pace e la salvezza sono doni ricevuti e non meritati con le nostre capacità e che quello che di buono ci scambiamo è solo quello che abbiamo a nostra volta ricevuto.
Il diacono poi aiuta a distribuire ai fedeli il Corpo e il Sangue di Cristo: non è un compito onorifico, ma un servizio umile e un po’ strano, che mi fa sempre pensare a quello della dada che al nido imbocca i bimbi più piccoli o della maestra che scodella il cibo ai più grandini. Ma è molto di più: in quel momento il diacono incarna la Madre Chiesa che nutre i suoi figli con ciò che ha di più prezioso; non può trattenerlo per sé, anzi lo deve dare in maniera sempre più diffusa soprattutto ai figli più deboli.

Ciò che rimane del Pane Consacrato lo ripone, per poterlo portare a chi non ha potuto essere presente per malattia o grave impedimento, perché nessuno rimanga privo del Cibo per la salvezza.
Infine, quando invita i fedeli a chinare il capo per la benedizione e dà il commiato, ricorda a tutti che quello che abbiamo vissuto non lo abbiamo conquistato, ma ricevuto in dono perché agisca nelle nostre vite rendendole belle.

Le modalità di partecipazione alla Messa sono il continuo annuncio e la costante catechesi che il diacono riceve dal Signore per compiere il suo cammino di fede in tutta la sua vita: lui sa che i gesti che compie e le parole che dice devono diventare, con la Grazia di Dio, i gesti e le parole della sua quotidianità, sono fonte e culmine di una vita che si gioca però fuori dalle sagrestie.
Sa che legge bene il Vangelo a Messa se lo legge bene a casa sua, con sua moglie e ai suoi figli, nell’ambito delle sue conoscenze, del suo lavoro, interpretando i germi di bene che il Signore diffonde fra gli uomini.
Sa che solleva degnamente il calice del Sangue se si accorge delle fatiche e delle sofferenze delle persone che incontra, partecipando come riesce a lenire i dolori e a soccorrere le fatiche e le povertà dei fratelli..
Sa che può invitare allo scambio di pace se sa essere uomo di pace, se si adopera per fare opere di pace.
Che può nutrire i fratelli col Corpo del Signore se impara a riconoscere come corpo del Signore da soccorrere e proteggere anche i fratelli più poveri e affamati.
Che l’invito a rendere belle e in pace le nostre vite lo porge prima di tutto a sé.

Il diacono è un uomo che vive completamente immerso nelle  problematiche della vita quotidiana come ogni altro uomo, sposo, padre, lavoratore, ma che è chiamato per rappresentare Gesù che sta in mezzo a noi come colui che serve, per ricordare che ogni battezzato, inserito col battesimo nel Corpo di Cristo, partecipa delle funzioni regale, sacerdotale e profetica del Signore.

È una persona che riceve un dono di Grazia che lo invita a rendere più largo il suo cuore, più profondo il suo pensiero, più operosa la sua carità. La cosa meravigliosa è che non è solo in questo cammino: ha una sposa a sorreggerlo e a ricordargli l’importanza di scegliere ogni giorno di volere bene, una famiglia in cui imparare ad esercitare un amore gratuito, un lavoro a ricordargli che la sua operosità è necessaria al progresso del creato, ha dei fratelli nella fede coi quali scambiarsi aiuto reciproco nelle difficoltà e consolazioni.

Perché il sacramento possa esprimere appieno le potenzialità che innesta nella vita del diacono, è importante che la comunità cristiana nel suo complesso colga del ministero diaconale gli aspetti fondanti, senza abbandonarsi a una visione funzionalistica del ruolo, che non deve essere visto come risposta all’esigenza di garantire una certa quantità di servizi, cadendo in una specie di produttivismo religioso.
Ciò snaturerebbe la presenza del diacono nella comunità, rinchiudendolo in schemi inadeguati, facendone un  semiprofessionista del sacro, con “poteri” ridotti rispetto al presbitero, che rimarrebbe come figura unica di riferimento,
impedendo in tal modo al diacono di sviluppare un proprio modo di essere, un proprio modo di collaborare coi presbiteri, in relazione positiva e creativa col vescovo e la comunità cristiana a cui il vescovo lo ha destinato perché la serva con la sua identità sacramentale.

Il Signore chiamando Andrea al diaconato fa un grande dono alla nostra comunità: il dono di una persona che accetta di spendersi nell’annuncio del Vangelo e nel servizio ai poveri. RingraziamoLo e accompagniamo Andrea e la sua sposa Giuliana con la nostra preghiera, perché siano sostenuti nel cammino che intraprendono col ministero

Paolo Cocchi, da "La Voce che chiama - Natale 2013"