"La Gioia è venuta nel mondo"

Nei giorni scorsi, in un'interessante intervista, Padre Paolo Ciceri, missionario del Pime, raccontava: «Nel giugno di quest'anno ho inaugurato in un villaggio vicino a Rajshahi (nel Bangladesh), novanta casette in muratura fatte per i miei cristiani. Prima vivevano in capanne di paglia e fango, per loro è stato un grande balzo in avanti nelle loro condizioni di vita. Abbiamo lavorato forte per finire prima che venissero le piogge del monsone. Uomini e donne e io stesso ci siamo impegnati allo spasimo. Molti mi dicevano che le case costavano troppo, ma il Signore mi ha aiutato attraverso tanti amici e benefattori.

«Quando abbiamo finito, i capi famiglia sono venuti a dirmi: "Prima di entrare nelle case ci vuole una benedizione solenne e per un dono così grande che ci viene da Dio e che noi non pensavamo possibile, dobbiamo fare una riconciliazione fra le nostre famiglie, perché ci sono molte inimicizie e antipatie e vogliamo rinnovare la nostra vita secondo il Vangelo". Sono rimasto stupito di questo, perché se la cosa fosse partita da me era logica; ma loro stessi hanno proposto questo atto di riconciliazione nella comunità cristiana. Il sabato precedente la Messa di inaugurazione delle case, ci siamo radunati in chiesa, abbiamo pregato chiedendo a Dio la grazia di perdonarci a vicenda e di rinunziare ad ogni vendetta, che in quel popolo è una cosa sacra. Poi, famiglia per famiglia venivano davanti a tutti e facevano una confessione pubblica delle loro inimicizie, sgarbi, maldicenze, vendette e chiedevano scusa all'altra famiglia. Era per me e per tutti una cosa edificante. Nella loro semplicità avevano capito il Vangelo meglio di quanto gliel'avessi spiegato io. Le famiglie, anche di parenti, si sono incontrate, perdonate, salutate e tornate in amicizia.

«Il giorno dopo, all'inaugurazione delle casette e poi al grande pranzo per tutti, sono venuti amici e parenti pagani e quelli dei villaggi vicini. Hanno trovato una comunità diversa da come era prima. Nel mondo pagano mancano espressioni pubbliche di affetto e di gioia, in quel giorno i cristiani erano tutti contenti, allegri, si salutavano, c'era un'atmosfera di pace e di gioia non comune. Ho spiegato a tutti che le famiglie cristiane si erano rappacificate. Qualche giorno dopo un capo di villaggio pagano che è venuto alla festa mi diceva: "Padre, noi non abbiamo mai visto nulla di simile. Fra di noi i rancori non si aggiustano mai, alle vendette non si rinunzia mai, le inimicizie sono perpetue, chi può vendicarsi lo fa volentieri e gode nell'umiliare e nel colpire il proprio nemico. Qui ho visto una felicità che non ho mai visto. Mandaci un tuo catechista perché vogliamo capire cosa dice il vostro Vangelo". Da qui nasce la conversione di un villaggio. Per noi missionari la vita ci mette davanti a della gente che è più sensibile alla novità del Vangelo che la nostra gente cattolica da duemila anni».

Anche quest'anno festeggeremo, il 25 dicembre, il Santo Natale... Di fronte alla Buona Notizia che gli angeli annunciano ai pastori nella Notte Santa riusciamo ancora a lasciarci pervadere il cuore dallo stupore e dalla lode? Lasciamo che l'irrompere di Dio nel mondo trasformi la nostra vita e ci aiuti a metterci in cammino verso di Lui e verso i fratelli? Forse noi che abbiamo la grazia di essere cristiani da secoli non ci rendiamo sempre conto della sconvolgente novità portata nel mondo dal Vangelo del Signore Gesù!

"Fra di noi i rancori non si aggiustano mai, alle vendette non si rinunzia mai, le inimicizie sono perpetue, chi può vendicarsi lo fa volentieri e gode nell'umiliare e nel colpire il proprio nemico". Piacerebbe poter dire che tra noi, che ci diciamo cristiani, questo non succede! Oppure succede solo a Natale, dove sarebbe maleducazione non mostrarsi più buoni...

"Qui ho visto una felicità che non ho mai visto". Un pagano, di fronte a tale testimonianza, rimane sconvolto e apre il cuore al Vangelo, consapevole che qualcosa di eccezionale deve essere avvenuto nella vita di quelle persone! Vede una gioia grande e profonda, che nasce da un cuore purificato dalla fede e che si manifesta nel bisogno di ringraziare Dio in un rapporto nuovo con tutti. Del resto, come faceva notare Bernanos, «il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste».

Accogliere Gesù, ci insegnano questi cristiani giovani, vuol dire lasciare illuminare e trasformare tutta la propria vita, perché Lui ne diventa il centro; vuol dire accogliere lo Spirito che Egli ci dona perché generi in noi una esistenza nuova. La gioia, la carità, la benevolenza saranno immancabilmente i frutti che lo Spirito porterà nella nostra vita (cfr Galati 5). L'augurio di questo Natale è che ci lasciamo evangelizzare da chi forse è meno abituato di noi alla bellezza del Vangelo, per essere nuovamente e sempre sale della terra e luce del mondo.

"Ogni vero cristiano dovrebbe testimoniare in questo mondo, affogato nella tristezza e addirittura nella nausea, in forma convincente, mostrando agli altri una faccia da salvato o da redento per invogliare tutti ad essere dei salvati dall'amore di Cristo" (F. Nietzsche).

Don Giovanni Bonfiglioli, da "La Voce che chiama - Dicembre 2011"