la grazia non è vedere ma vederLo

Soffermiamoci ora a considerare il racconto giovanneo – avvincente e, per certi versi, drammatico – del cieco nato (cf Gv 9,1-41), dove si racconta che il poveretto si trovò coinvolto in uno scontro molto duro tra Gesù e i farisei. Dopo anni di cecità, quando Gesù, con un miracolo, gli aprì gli occhi sul mondo che cosa vide? Si vide attorniato da farisei decisi a negare l’evidenza del miracolo pur di non riconoscere Gesù; vide i suoi genitori impauriti e anche loro decisi a non compromettersi per lui, a gioire con lui, a ringraziare.

Il cieco nato e miracolosamente guarito, invece, inizia un liberante cammino verso un vedere totalmente nuovo. Per prima cosa si mette a difendere Gesù, anche a costo di finire nei guai e scomunicato: «… rispose: “Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. Allora gli dissero: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. Lo insultarono e dissero: “Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. Rispose loro quell’uomo: “Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. E lo cacciarono fuori» (vv. 25-34).

Fu cacciato da un mondo di tenebra, una tenebra che si era rivelata più spaventosa della sua cecità. Dopo tante battaglie, incontra Gesù che lo premia, aprendogli anche gli occhi del cuore e il cuore alla fede: «“Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui» (vv. 35-38).

E il cieco nato, a quel punto, capì che la grazia più grande che aveva ricevuto da Gesù non era stata vedere, ma vederLo.