Le sette opere di crudeltà spirituale (quarta parte)

4 – CONSOLARE GLI AFFLITTI

Compagni demoni, colleghi nella tentazione, la conferenza di oggi si incentra su come ribaltare a nostro favore quella che i servi del Nemico che sta Lassù chiamano “quarta opera di misericordia spirituale”:

Recto: 4 – Consolare gli afflitti

E’ assolutamente vero, come asseriscono alcuni dei servi del Nemico che sta Lassù, che non sopportiamo le persone allegre. Che avranno da esserlo, questi mortali?
Ma non è così vero che ci piacciono le persone tristi. In realtà a noi piacciono le persone disperate.
La tristezza è pericolosa, perché gli umani tristi sono più ricettivi a quello che il Nemico cerca di dire loro. Per distrarli occorre trasformare la tristezza in qualcosa di più utile: malinconia, ira, disprezzo, indignazione, orgoglio. Ma da preferire è sempre la disperazione.
Prendete ad esempio quando l’anima di uno di loro si distacca dal corpo e comincia il viaggio verso le nostre bolge o verso la luce lassù. Se aveva fede i suoi funerali possono essere un disastro per noi. Alcune cerimonie funebri sembrano delle feste, come se veramente conoscessero quello che noi diavoli, ahimè, vediamo per certo: la nauseabonda gioia delle anime che ci sono sfuggite e si riuniscono ai loro desideri. Troppo poca afflizione sulla quale lavorare, e talvolta anche i mortali su cui di più abbiamo investito possono restarne ammirati e perplessi.
Quanto rendono noi diavoli allegri, invece, le morti colme solo di materia, di orrore per una fine che si pensa definitiva. Di paura per la tomba da cui non si esce e a cui non si vorrebbe mai pensare. Cosa affligge di più di sapere che si vive inutilmente, e la propria fine si avvicina?
Quella sì che è disperazione! Una mancanza di speranza tale che la parola stessa diventa assurda.
Ah sì, fanno bene a piangere: piangerebbero ancora di più, se sapessero cosa c’è dopo. Per gli indifferenti che non versano lacrime, o hanno solo gioia maligna, non c’è da preoccuparsi: sono probabilmente già nostri.
Ve ne ho parlato per farvi capire quanto importante sia per noi l’afflizione. Una persona afflitta può rendere infernale la vita a quelli che le stanno accanto. Un anticipo di casa nostra!
Per consolarla occorre avere speranza. Occorre avere una meta da raggiungere, e pensare che si possa farlo. Se non si ha chiaro dove si vuole arrivare, e neanche perché si debba camminare, chi cade non si rialzerà mai. Preferirà stare a terra a piagnucolare, lamentandosi del mondo crudele. O del Nemico: la nostra scelta preferita.
Certo, il nostro avversario si è speso moltissimo per far comprendere alle sue creature che nulla è mai perduto, e che la carne in cui vivono è importante, sì, ma non definitiva. Ma è stato veramente stolto nel nascondere il suo amore dentro apparenze di dolore. Persino quel trucchetto che ancora ci brucia, la resurrezione, l’ha indissolubilmente legato ad una croce. Il suo argomento principale contro di noi, e così spaventevole a vedersi! Fossi nel Nemico, licenzierei immediatamente il responsabile delle relazioni pubbliche.
Dopo che eravamo riusciti ad eliminare il Figlio del Nemico persino i suoi discepoli, dopo tutto ciò che avevano visto e udito, erano afflitti. Per consolarli è stato costretto a usare quel giochino indegno fuggire dal sepolcro che gli avevamo preparato.
Se anche le sue truppe scelte erano demotivate, pensate quanto è facile ingannare un semplice mortale. Basta fargli credere che quello che desidera non si potrà mai realizzare e che tutto il suo mondo è destinato ad andare scatafascio.
Prendete tutte le ideologie, i falsi profeti, le convinzioni bislacche che abbiamo scagliato in faccia al Nemico in questi secoli. La maggior parte di loro erano tentativi così patetici, così assurdi, così irragionevoli che anche ai nostri tentatori più seri scappava da ridere quando li proponevano agli uomini.
Eppure, quante volte siamo riusciti a convincere milioni di umani che i nostri fantocci non potevano non vincere? Che il loro trionfo era pressoché scontato, e quindi era inutile combattere? Sconfortati e afflitti, hanno mollato. E non importa se prima o poi l’assoluta inconsistenza di quello che architettiamo viene rivelata: nel frattempo ha causato tali e tanti disastri che persino agli occhi di quei creduloni degli umani diventa indifendibile. Tanto noi abbiamo già pronta la balla successiva.
Anche tra i servitori del Nemico ci sono parecchi perdenti che non si lasciano più consolare. Sono convinti che la loro parte sia destinata al fallimento, che sia incapace di resistere a quelle novità che noi le gettiamo contro una dopo l’altra. E’ veramente ironico: quello a loro pare irresistibile modernità non sono altro che le vecchie, classiche perversioni, le antiche divinità con una mano di vernice e nuovi nomi.
Se si rendessero conto che tutto ciò che ritengono inevitabile è già stato da loro debellato e sconfitto non una, ma molte volte, certo riacquisterebbero coraggio, sarebbero consolati.
Ma noi ci guardiamo bene dal dirglielo.
Attenti, quindi, diavoletti miei! Non lasciate mai capire agli umani quanto sia fragile e inutile la loro afflizione. Fate in modo che si rotolino in essa come un dannato nel fango bollente della sua bolgia.
Se qualcuno di loro per qualche disattenzione da parte vostra riacquistasse la speranza, guadagnasse un poco di sicurezza per l’avvenire, stroncatelo immediatamente.
Non bastasse il richiamo ad un passato illusorio e irraggiungibile per il quale struggersi, trovate qualcosa che non va nel presente: anche un minimo particolare, con cui affliggerlo. Una frase, una circostanza, una contrarietà…Basta poco per preoccupare e gettare nello sconforto questi mortali, che si illudono che tutto debba andare secondo i loro disegni.
Dalla nostra parte abbiamo, strano a dirsi, la realtà, che è sempre diversa da quanto ci si attende. E se il Nemico se ne può servire, perché noi dovremmo essere da meno?
Eccovi quindi la definizione della nostra nuova opera di crudeltà spirituale:

Verso: 4 – Affliggere i consolati