Perché divennero sfolgoranti le vesti

Il Vangelo della seconda domenica di Quaresima ci presenta, come ogni anno, la stupenda scena della Trasfigurazione -festa prediletta dagli ortodossi- che ci rivela, oltre alla realtà della natura divina di Gesù, anche la nostra realtà escatologica.

Miracolo al contrario
Infatti la vera condizione di Gesù figlio di DIO e splendore della gloria del Padre, sarebbe stata di essere sempre come l'hanno visto Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte Tabor. E' per miracolo che non lo era. La sua umanità velava la sua divinità. Ma nella Trasfigurazione ha voluto lasciar intravedere, come attraverso spiragli luminosissimi, chi veramente era.
Il termine gloria, deriva dall'ebraico "Kabod" e significa la densità della realtà divina, non solo in sé stessa, ma anche in noi. Sarà il pesante manto che rivestirà la nostra natura umana di maestà divina. Infatti anche noi siamo chiamati ad essere abitati dalla gloria -la grazia non è altro che il germe della gloria- e addirittura il nostro corpo sarà, alla fine dei tempi, trasfigurato dalla gloria e trasformato in corpo di luce gloriosa.

I confini della gloria... senza confini
Adamo ed Eva -secondo una bellissima interpretazione dei primi santi Padri- erano stati creati ai bordi della gloria. Il paradiso terrestre confinava con la gloria celeste = la visione beatifica. Se non avessero peccato vi sarebbero entrati subito senza ritornare in polvere, cioè senza morire, destino ormai ineludibile di tutti noi. Infatti erano vestiti di un abito di gloria che li rivestiva di innocenza, di immunità da ogni male e di immortalità. Ed e' per questo che non si accorgevano di essere nudi. Ed infatti nella trasfigurazione di Gesù, furono proprio le vesti a rifulgere di luce, prefigurazione di quell'abito di gloria che l'umanità ha perso col peccato, ma che ritroverà nella visione beatifica Condizione privilegiatissima che sarebbe stata anche la nostra, fin da quaggiù, senza il peccato originale, di cui tutti in fondo all'anima, serbiamo grande nostalgia: Chi non rimpiange l'innocenza perduta? Chi non vorrebbe ritrovare la candida veste battesimale?

La chiave perduta
L'uomo sente che ha perso una chiave. Padre Moliniè diceva che le varie ricerche anche in campo medico-erboristico, come l'elisir di lunga vita, manifestano che l'uomo è eternamente alla ricerca della chiave perduta dell'immortalità e dell'innocenza, cioè quella totale armonia con la natura e con se stesso. E se c'è una cosa di cui l'uomo soffre immensamente ed è alla base di tutte le guerre, è proprio questa disarmonia che avverte soprattutto in se stesso. Infatti è dilaniato da forze contrastanti: quelle del bene che vede con la ragione e con l'intelligenza, ma poi cade in quelle del male a causa della sua fragilità e debolezza. "Vedo il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio". Abbiamo una natura disintegrata, non più unificata nell'unica ricerca del bene. C'è guerra in noi, come volete che non ci sia fuori di noi! Dobbiamo lottare con tutte le forze per ricostruire il nostro "a immagine e somiglianza di Dio" e distruggere la dissomiglianza che contribuiamo ad aumentare ogni volta che pecchiamo.
Dobbiamo recuperare la condizione originaria della nostra anima che è di essere come un puro cristallo che riflette gli splendori della divinità, affinché DIO possa di nuovo specchiarsi in essa.
Dobbiamo chiedere ogni giorno il miracolo del cuore puro, perché allora vedremo con sguardo trasfigurato l'intera realtà ed ogni creatura sarà un puro segno dell'amore di Dio. Allora potremo finalmente vivere in pienezza la comunione con Lui e tra di noi e non ci saranno più guerre, né lotte, né affanni, né lamenti, perché DIO sarà tutto in tutti.