A partire da questa domenica, sul foglietto degli avvisi metteremo alcuni testi della tradizione cristiana di particolare valore.

La Didachè

La Didachè o Dottrina dei dodici Apostoli è un manuale di catechesi e di liturgia risalente all'inizio dei primi anni dalla fondazione della Chiesa. Qui vi ritroviamo il maggior numero di informazioni liturgiche dei primi cristiani. L'opera anonima presenta, infatti, tratti di grande antichità e si è giunti, per questo, a datarla anche verso la metà del sec. I, facendone addirittura un testo più antico degli stessi vangeli sinottici!
In sintesi la Didaché può essere definita un vero e proprio abbozzo di manuale di diritto canonico e di istruzioni liturgiche, che non a caso verrà inglobato, nel corso dei secoli successivi, in collezioni sempre più vaste di Costituzioni ecclesiastiche. Consapevole del suo alto valore morale e formativo, nel sec. IV Atanasio di Alessandria ne consiglierà la lettura come particolarmente utile per l'istruzione dei catecumeni. L'opera si compone di due parti. La parte liturgica può essere definita un vero e proprio "messale" in cui si accenna al sacrificio eucaristico praticato ai primordi della Chiesa nascente. I tre capitoli eucaristici dellaDidachèsono il IX, il X ed il XIV: in essi è descritta la liturgia eucaristica ancora unita all'agape, come nei tempi apostolici. La Didachè si può considerare il più venerando ed antico catechismo cristiano, essendo stata scritta solo una sessantina di anni dopo la morte di Cristo (passi di essa si trovano infatti nella Lettera di Barnaba scritta verso l'anno 97 della nostra era).
Circa il luogo ove la Didachè sarebbe stata scritta, si pensa possa essere la Palestina o la Siria; infatti nella Didachè si legge: "Come questo frammento di pane era prima sparso qua e là su per i monti e, raccolto, divenne una cosa sola..." e, tra i paesi del vicino Oriente di antica cristianità, solo la Palestina e la Siria vedono nascere il frumento sugli altipiani. Tra isacramentivengono menzionati il BATTESIMO, l'EUCARISTIA e la PENITENZA: a meno di cinquant'anni dacché Cristo aveva fondato la Chiesa, si era già costituito un cerimoniale che essenzialmente è ancora quello dei nostri giorni.

Il Battesimo doveva essere preceduto da una istruzione morale e da un digiuno di uno o due giorni da parte del catecumeno e, se possibile, da un digiuno anche del ministro e di altre persone.
La materia del battesimo è l'acqua, la forma è espressa dalle parole:Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo(Did. 7, 3). Il Battesimo si amministrava ordinariamente per immersione, ma se ciò non era possibile, si ricorreva alla infusione.

Ripetuti sono gli accenni nella Didachè alla . Le prime generazioni cristiane si riunivano alla domenica per spezzare il pane (fractio panis) e per fare il rendimento di grazie (eucharistia): con queste due espressioni si indicava il sacrificio eucaristico.
In seguito con il termine Eucaristia si indicarono gli elementi con cui si rendevano grazie a Dio e cioè il pane ed il vino trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo. Alla Eucaristia potevano partecipare i soli battezzati, i quali erano tenuti a recitare delle particolari preghiere prima e dopo la comunione.

La Penitenza è ricordata due volte: Nella assemblea farai la confessione dei tuoi peccati e non ti recherai alla preghiera in cattiva coscienza (Did., 4, 14); nel giorno del Signore, riuniti, spezzate il pane e rendete le grazie dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro (Did. 14, 1).

Grande rilievo è dato nella Didachè alla scelta che l'uomo deve fare tra le due vie: quella che conduce al peccato ed alla morte e quella invece che conduce alla vita. Parlando della via della vita, vengono descritti i vari doveri dell'uomo, tutti basati sul grande precetto della carità verso Dio e verso il prossimo.

Questi cenni danno un'idea dell'importanza che per la storia del cristianesimo e per la luce interiore di ogni anima ha questo breve trattato, giunto provvidenzialmente sino a noi: infatti il testo, che si riteneva irrimediabilmente perduto, fu ritrovato nel 1873 da Teofilo Bryennios, metropolita Greco Ortodosso di Nicomedia, presso la Biblioteca del monastero del Santo Sepolcro a Costantinopoli.

La Didachè ci offre un autentico, anche se incompleto, quadro della vita di quelle prime generazioni cristiane ancora commosse per la dipartita del Figlio dell'Uomo ed ardenti del desiderio di rivederlo venire insieme con tutti gli eletti sopra le nubi del cielo (Did. 16, 7).

Cap. I

1. Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie.
2. Ora questa è la via della vita: innanzi tutto amerai Dio che ti ha creato, poi il tuo prossimo come te stesso; e tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche tu non farlo agli altri.
3. Ecco pertanto l'insegnamento che deriva da queste parole: benedite coloro che vi maledicono e pregate per i vostri nemici; digiunate per quelli che vi perseguitano; perché qual merito avete se amate quelli che vi amano? Forse che gli stessi gentili non fanno altrettanto? Voi invece amate quelli che vi odiano e non avrete nemici.
4. Astieniti dai desideri della carne. Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra e sarai perfetto; se uno ti costringe ad accompagnarlo per un miglio, tu prosegui con lui per due. Se uno porta via il tuo mantello, dagli anche la tunica. Se uno ti prende ciò che è tuo, non ridomandarlo, perché non ne hai la facoltà.
5. A chiunque ti chiede, da' senza pretendere la restituzione, perché il Padre vuole che tutti siano fatti partecipi dei suoi doni.
Beato colui che dà secondo il comandamento, perché è irreprensibile. Stia in guardia colui che riceve, perché se uno riceve per bisogno sarà senza colpa, ma se non ha bisogno dovrà rendere conto del motivo e dello scopo per cui ha ricevuto. Trattenuto in carcere, dovrà rispondere delle proprie azioni e non sarà liberato di lì fino a quando non avrà restituito fino all'ultimo centesimo.
6. E a questo riguardo è pure stato detto: Si bagni di sudore l'elemosina nelle tue mani, finché tu sappia a chi la devi fare.

Cap. II

1. Secondo precetto della dottrina:
2. Non ucciderai, non commetterai adulterio, non corromperai fanciulli, non fornicherai, non ruberai, non praticherai la magia, non userai veleni, non farai morire il figlio per aborto né lo ucciderai appena nato; non desidererai le cose del tuo prossimo.
3. Non sarai spergiuro, non dirai falsa testimonianza, non sarai maldicente, non serberai rancore.
4. Non avrai doppiezza né di pensieri né di parole, perché la doppiezza nel parlare è un'insidia di morte.
5. La tua parola non sarà menzognera né vana, ma confermata dall'azione.
6. Non sarai avaro, né rapace, né ipocrita, né maligno, né superbo; non mediterai cattivi propositi contro il tuo prossimo.
7. Non odierai alcun uomo, ma riprenderai gli uni; per altri, invece, pregherai; altri li amerai più dell'anima tua.

Cap. III

1. Figlio mio, fuggi da ogni male e da tutto ciò che ne ha l'apparenza.
2. Non essere iracondo, perché l'ira conduce all'omicidio, non essere geloso né litigioso né violento, perché da tutte queste cose hanno origine gli omicidi.
3. Figlio mio, non abbandonarti alla concupiscenza, perché essa conduce alla fornicazione; non fare discorsi osceni e non essere immodesto negli sguardi, perché da tutte queste cose hanno origine gli adultéri.
4. Non prendere auspici dal volo degli uccelli, perché ciò conduce all'idolatria; non fare incantesimi, non darti all'astrologia né alle purificazioni superstiziose, ed evita di voler vedere e sentire parlare di simili cose, perché da tutti questi atti ha origine l'idolatria.
5. Figlio mio, non essere bugiardo, perché la menzogna conduce al furto; né avido di ricchezza, né vanaglorioso, perché da tutte queste cose hanno origine i furti.
6. Figlio mio, non essere mormoratore, perché ciò conduce alla diffamazione; non essere insolente, né malevolo, perché da tutte queste cose hanno origine le diffamazioni.
7. Sii invece mansueto, perché i mansueti erediteranno la terra.
8. Sii magnanimo, misericordioso, senza malizia, pacifico, buono e sempre timoroso per le parole che hai udito.
9. Non esalterai te stesso, non infonderai troppo ardire nel tuo animo; né l'animo tuo si accompagnerà con i superbi, ma andrà insieme ai giusti e agli umili.
10. Tutte le cose che ti accadono accoglile come dei beni, sapendo che nulla avviene senza la partecipazione di Dio.