Omelia per il Martedì Santo - Solenni Quarantore 2017

di don Riccardo Pane

“Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d'amore!”

Sono le parole della sposa del Cantico, alla ricerca del suo diletto. Maria di Betania ha trovato il suo diletto e gli manifesta tutta la sua passione di amore: non le importa il giudizio degli altri, non fa calcoli economici, né di opportunità, né di buon senso: dona tutta se stessa e quello che ha di più bello e prezioso: quell’unguento. Il suo amore per il suo Signore è totalizzante e non conosce misura, come del resto non conosce misura l’amore di Gesù Cristo per noi, “il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”.
Lo sfarzo e la solenne bellezza con la quale stiamo celebrando il SS. Sacramento non sarai mai eccessivo e non potrà mai essere lontanamente adeguato al dono di amore del Signore che si offre per noi. Solo chi non ama e non è capace di
amore fa calcoli, pondera, lesina e obietta che tutto questo si poteva dare ai poveri. E infatti è proprio Giuda, il traditore, a ergersi, unico tra gli apostoli e i commensali, a paladino delle ragioni della povertà (lui che per soldi ha venduto il Signore) e a contestare l’inopportunità di un culto solenne del Signore. La verità è che mai dovrebbe esserci concorrenza tra il culto di Dio e l’attenzione ai poveri. Se c’è solo il primo, a scapito della seconda, ci troviamo davanti a una religione vuota, vana, davanti alla quale il Signore si scaglia con dure parole: “I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova». Ma quando la seconda (l’attenzione ai poveri) va a scapito del primo (il culto), allora è facile cadere nell’ideologia, trasformando la fede su un piano sociologico. Entrambe le dimensioni devono essere bilanciate: quella verticale del culto e quella orizzontale della carità, perché unico è l’oggetto di entrambe, il Cristo, venerato nel suo capo attraverso il culto e nelle sue membra attraverso la carità.
Ma vorrei fermarmi questa sera in particolare proprio sulla figura di Giuda, mettendola in relazione con quella di Pietro. Entrambi tradiscono pesantemente il Signore; entrambi sembrano essere assaliti dai sensi di colpa, ma in realtà si tratta di due sensi di colpa molto diversi: quello di Pietro viene da Dio; quello di Giuda viene dal demonio. Il demonio completa in lui la propria opera facendolo strisciare a terra come lui, il serpente antico, facendolo sentire un verme abietto incapace di chiedere perdono e di accettarlo. Al contrario Pietro, quando incontrerà il Risorto, potrà dire: “Signore, tu sai che ti voglio bene”, anche se ti ho tradito, anche se ti ho rinnegato, tu 
sai che ti voglio bene e soprattutto io so quanto profondamente tu mi ami. Ma voglio lasciare anche in questa occasione la parola a un padre della Chiesa armena a me
molto caro:

“Quando Giuda vide che aveva consegnato il Signore a una condanna di morte, si pentì fortemente e riportò il denaro ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, e disse: Ho peccato perché ho tradito sangue innocente. Ed essi risposero: A noi non interessa, veditela tu. Ed egli gettò il denaro nel tempio e andò a impiccarsi e morì. O Giuda, che male fu per te lasciare il tuo vero maestro, che ti insegnava le vie della giustizia e le parole di verità! Chi ti ha insegnato una  confessione contraria? Ho peccato, dice, perché ho tradito sangue innocente. Eri discepolo del Figlio dell’Uomo, imparavi la dottrina che proviene dal cielo e dalla terra, vedevi i segni operati dallo Spirito Santo, riconoscevi Gesù come Figlio di Dio; e ora dici: «Ho peccato perché ho tradito sangue innocente». Chi mai fra i giusti sgridò il mare e si placarono i suoi
flutti? A quale profeta i demoni obbedirono mai, come avvenne nel nome di Gesù Cristo per mezzo dei settanta? Più che dire: «Ho tradito sangue innocente», perché non dicesti: «Ho tradito il Figlio di Dio»? Fossero stati svergognati Anna e Caifa davanti a tutta la folla! Più che portare il denaro ai sacerdoti, perché non l’hai dato a Pilato? Più che gettarlo in mezzo al tempio, perché non l’hai gettato in un tribunale giudiziale? Avesse il giudice chiamato in giudizio tutte le persone onorabili del popolo! Avesse ammonito apertamente i sommi sacerdoti rimproverandoli: «Avete comprato un uomo senza peccato e lo avete condannato con false parole e mi avete fatto complice della vostra iniquità»! Ancora, più che andare in casa a impiccarti, avresti dovuto precipitarti personalmente dal giudice urlando e alzando la voce, dicendo davanti a tutta la folla le imprese grandiose e mirabili che aveva compiuto il tuo maestro! E se in questo caso non avessero ascoltato le tue parole, se almeno fossi stato davanti alla croce, e avessi detto al Crocifisso: «Ho peccato perché ho tradito sangue innocente»! Egli, il Padre di misericordia e Signore di pietà! Egli, il Salvatore assoluto e il Redentore di tutti, che non venne per condannare l’uomo, ma per giustificare e perdonare i peccati di tutti coloro che si volgono al Crocifisso! I tuoi peccati non erano più grandi della misericordia di Dio, che esclamava a gran voce e diceva: Chi ha sete venga a me e beva da me l’acqua viva, che è al contempo per il perdono e per l’immortalità! Non versa forse il suo sangue con abbondanza sulla terra per i grandi peccati del mondo, redimendo con il medesimo sangue sacro i morti e i
vivi? Credi forse che tu non saresti stato fra quelli? Colui che tutto poteva fare, credevi che per te solo non bastasse alla salvezza? È chiaro che colui che indusse al peccato il primo uomo, quello stesso ti rese cieco come una talpa. Per te non rifulse il raggio della grazia del Figlio di Dio nel tuo spirito sedotto, a motivo del quale fosti rovinato sconsideratamente ed ereditasti la soffocante amarezza. Ecco allora che a buon diritto lo Spirito Santo, intonando il lamento per bocca di Davide, dice: Dio della mia benedizione non tacere; perché una bocca di peccatore, una bocca di ingannatore si è spalancata contro di me. Hanno parlato di me con lingua ingannatrice e con parole di odio mi hanno accerchiato. Hanno combattuto con me ingiustamente, ma io stavo in preghiera. Ora, tutto questo salmo, che con grande pazienza il Signore
portò a compimento nella crocifissione, è pronunciato con ostilità e maledizioni 
contro il traditore. E poiché costui condannò a morte l’innocente, si compì su di lui la parola: A chi bestemmierà lo Spirito Santo, dice, non gli sarà perdonato in questo mondo e nemmeno in quello futuro. Come poi avvenne a suo riguardo. Infatti i condiscepoli si erano sdegnati, i sacerdoti si erano adirati e i suoi familiari erano trasaliti. Nessuno si curò di informarsi sulla sua perdizione irreparabile e nessuno lo fece scendere dal terribile patibolo. Si gonfiò il suo stomaco e si versò il suo ventre e si sparsero tutte le sue ossa nell’inferno. Come un cane morì, e come una carogna fu sbranato. Uscì vuoto di meriti e fu depennato il suo nome dal libro della vita”.